Martesana Van Vlaanderen, le Fiandre non perdonano.

Domenica 7 aprile il popolo del ciclismo italiano si è emozionato davanti alla fantastica vittoria di Alberto Bettiol alla Ronde Van Vlaanderen. Il giorno prima invece un nutrito gruppo di ciclisti si ritrovava a Inzago alle 7.30 del mattino. Circa 600 persone (SEICENTO AVETE LETTO BENE) unite dalla voglia di passare qualche ora in sella, magari scoprendo strade nuove. Niente di più perché al #MVV non si paga un euro, ti iscrivi, ti arriva la traccia GPS, se hai un navigatore la fai partire e vai. Questa è la storia della mia Martesana Van Vlaanderen  e di come le Fiandre mi abbiano dato una sonora lezione.

 

Errori basilari

Arrivo a Inzago puntuale sono le 7.30 e sono carico. Tutti quelli che dovevano venire con me mi hanno tirato il bidone. Aprile regala una bella giornata con clima tipico di Gennaio, 10 gradi e nuvole, non l’ideale. Ho preparato la bici montando il porta borraccia Syncros (grazie Nicola!) che Scott ci aveva mandato qualche mese fa. All’interno trova spazio un multitool e una pompa. Oltre alle due camere d’aria contenute nella Buracia me ne lego un’altra al tubo orizzontale. Non ho montato nessun tipo di copertone speciale, sono partito con i miei 25mm (su cerchio largo 28 reali) gonfiati a 7 davanti e 7.5 dietro.

La bici, o quello che ne resta

Percorso incredibile

I primi 30 km volo, stranamente sto bene anche di gambe. Il mio percorso è un pò a caso, seguo la traccia sul Suunto e mi accodo ad un gruppo che fa un ritmo onesto, ma allegro. All’inizio buttarsi negli sterrati con una bici da corsa vi darà sensazioni particolari, ma dopo un pò entrerete in modalità “Classiche del Nord” e vi sentirete subito Sagan o Van Avermaet sul pavè. In quel momento non vi sembrerà neanche più di essere sulle rive dell’Adda, ma forse siete veramente in Belgio ad una delle classiche del nord. Il clima uggioso rafforza questa sensazione. Sono a 25 km da casa ma continuo a scoprire percorsi nuovi, o meglio percorsi che non pensavo fossero ciclabili. I primi muri passano agilmente, un muro in erba mi costringe e scendere e spingere, non si sale con le slick. Ma in questo evento scendere dalla bici è parte del gioco, è socialmente accettato diciamo.

 

La sfortuna aiuta gli audaci

Dopo 30 km inizia il calvario. Buco una prima volta, con il cerchio medio profilo faccio un pò fatica a ributtare il copertone su. Forse pizzico con i cacciacopertoni, dopo 5 km sono ancora fermo. Mentre rimonto la ruota mi rendo conto che il cavo di tensionamento del deragliatore posteriore è molle e fuori dalla sua sede. Provo a regolarlo al volo e a spanne, sembra che funzioni e riparto. Ero partito tra i primi e mi hanno superato tutti, in questo cinema ho perso circa un ora. Dopo altri 5km sono di nuovo a terra, ho finito le camere d’aria e mi sto innervosendo. Sono le 11, e la pompetta dell’ottimo kit Syncros ha il limite a circa 6 bar, a me ne servono almeno 7 per stare tranquillo, e mi mancano ancora 60km. Decido di rientrare a Inzago dalla strada più breve. Mi ritiro, hanno vinto i muri, ha vinto il pavè.

Considerazioni finali

Tornando rifletto sul fatto che forse le gravel in questo percorso sarebbero state la scelta vincente. Non appena finisco questo ragionamento mi passa un partecipante su Pinarello Dogma con cerchione in alluminio. Mi racconta come lui alla sua terza Martesana Van Vlaanderen non abbia mai bucato una volta. Sarò stato sfortunato io. Torno alla macchina e punto dritto al pasta party. Scendo al volo e lascio dieci euro di offerta, fino a qui non avevo speso un euro, gesto doveroso. Non vendevano ancora le magliette e approfitto del ritiro per tornare a casa a pranzo, insomma coda tra le gambe per me. In ogni caso mi è venuta l’acquolina in bocca, ci vediamo l’anno prossimo Martesana Van Vlaanderen! 

 

 

 

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